Mantini (Lega): “Dopo i fatti di Fossano, no a buonismo e integrazione a tutti i costi”

“Quanto avvenuto a Fossano, con il fermo di un ragazzo straniero di appena 19 anni sospettato di adesione al terrorismo internazionale, impone una serie di riflessioni. Premesso che anche in questo caso, così come in altri, il lavoro investigativo e preventivo delle forze dell’ordine e dell’Arma dei Carabinieri è stato encomiabile – nell’ambito di leggi in vigore che spesso limitano fortemente i mezzi di intervento a disposizione – viene da chiedersi come mai la minaccia terroristica in Italia si sia fatta più concreta esattamente dopo il voto politico del 4 marzo, mentre fino a pochi giorni prima sembrava addirittura, a leggere certa stampa nazionale, che gli sbarchi dalle coste del Nord Africa fossero terminati del tutto e che quello italiano fosse un modello di integrazione” dichiara attraverso una nota la consigliera comunale di Fossano, Anna Mantini (Lega).

“Supposizioni ottimiste – prosegue la nota – peraltro smentite dalle cronache quotidiane. Adesso, decaduto il Governo del PD, si scopre che il terrorismo legato all’integralismo islamico è arrivato addirittura a pochi passi dalle nostre case, e dalle informazioni diffuse dallo stesso Ministro dell’Interno – che solo ora parla di allarme nel Paese – il radicamento di soggetti e di cellule pericolose sarebbe risalente indietro nel tempo. Quello che crea maggiore inquietudine è il fatto che l’adesione al fanatismo terrorista nasce, in molti casi, dal fallimento delle politiche buoniste e di “integrazione a tutti i costi” portate avanti fin qui dai Governi di centrosinistra in particolare negli ultimi cinque anni. Fallimento che ha portato alla formazione di baby gang o bande giovanili multietniche che, come nel caso in questione, passano dalla criminalità semplice e dal teppismo per arrivare a cedere al richiamo dell’integralismo e dell’odio sociale e religioso contro l’Occidente. E questo passaggio avviene senza che il Governo, alla prima avvisaglia di pericolo, già chiara un anno fa, sia in grado di allontanare dal nostro territorio questi elementi di rischio.

“La Granda – si conclude la nota – così come il resto dell’Italia, da territorio di transito verso il resto dell’Europa è diventata essa stessa una zona dove il terrorismo comincia a fare proseliti anche fra persone che vivono nelle nostre stesse comunità magari da molto tempo. Però quando lo dicevamo ai vari livelli, venivamo sempre puntualmente accusati di alimentare l’allarmismo politico. Perché ora che è il Ministro del PD all’Interno a dirlo in prima persona, i soloni dell’integrazione a tutti i costi non parlano più? Se, per un puro calcolo pre-elettorale, il Governo uscente e oramai dimissionario ha taciuto e minimizzato, salvo poi agitare la paura negli ultimi giorni, mi auguro a livello locale non si faccia altrettanto e si agisca anche politicamente per far sì che le forze dell’ordine e investigative non siano lasciate da sole ma siano supportate da strumenti normativi e tecnici adatti ai nuovi rischi, più insidiosi e ravvicinati che mai”.

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