Ad ognuno il suo… i vini dell’estate 2018

La storia della medicina ci insegna di quanto l’uomo sia complicato nell’ essere, fragile e condizionabile. Per superare la concezione superstiziosa e tanto più quella religiosa imposta dai poteri forti del passato, utilizzate per il controllo dei popoli dobbiamo fare un salto nella Grecia Antica. Nella quale, per dare una spiegazione all’insorgenza di alcune malattie, dapprima Ippocrate e in seguito Galeno approfondirono la teoria umorale, nata dagli studi sui quattro elementi presenti in natura di  Anassimene di Mileto.

Riassumendo questi concetti, che durarono per secoli in medicina, l’uomo si può dividere in quattro umori: Malinconico, Collerico, Flemmatico, Sanguigno. Ognuno dei quali con specifiche caratteristiche e tendenze ad ammalarsi di altrettante patologie. Ancora oggi abbiamo tracce nel vocabolario moderno di questi studi: il cuore è indicato come la sede dei sentimenti e dell’amore; melanconia è indice di tristezza ma anche di depressione; collera e flemma rispecchiano furia e pigrizia.

Ora vi chiederete il perché di questa introduzione, dato che è solito parlare di vini in questa rubrica. Se vi dicessi: freddo, umido, caldo, secco oppure primavera, estate, autunno, inverno; come potete notare gli elementi sono sempre quattro. E in quanto uomini tendiamo, nonostante le nostre preferenze a ricercare vini diversi anchein base alla stagione, e all’umore che tali varianti comportano.

Mi permetto di spezzare una lancia a favore per tutti i professionisti del settore: sommelier è anche questo, in pochi minuti capire che tipo di persona abbiamo di fronte e quale vino vorrebbe consumare, indirizzandolo verso la scelta migliore.

Siamo ormai a giugno e quali saranno i vini dell’estate? Posso dire di aver notato una tendenza a voler ricercare nuovi vini o vini di cui si era un persa l’abitudine di ordinare.

Tendenza quindi al ritorno di vini bianchi freschi, secchi; venendo meno la richiesta di vini aromatici. Gavi di gavi e Arneis in crescita con quest’ultimo che entra finalmente nel ghota dei vini italiani, un ritorno con vendetta del pinot grigio e un timorasso (Walter Massa in primis) che sfoggia un tris di tre bicchieri.

Per quanto riguarda le Bollicine non posso che promuovere , da piemontese, per gli amanti del metodo classico  L’Alta Langa (chardonnay e pinot nero). Un prodotto in forte crescita, di grande qualità, finezza e versatilità. La guida Gambero rosso 2018 ha premiato con i tre bicchieri l’Alta Langa Brut Zero Nature Sboccatura Tardiva ’11 – Enrico Serafino.

La storia di questo prodotto nasce già nel 1850 quando Gancia tornò da Reims e scegliendo i due vitigni sopra citati creò un prodotto soprannominato: lo champagne italiano, che nei listini di vendita della casa canellese portava significativamente tra parentesi l’indicazione Pinot.

In seguito poi questo prodotto si svalorizzò con la conseguente quasi perdita di un territorio di grande qualità che il progetto Alta Langa ha saputo rilanciare in modo eccelso e di cui sentirete molto parlare nei prossimi anni.

Nella prossima uscita apriremo una parentesi sui distillati, anch’essi tornati in voga negli ultimi anni, spinti da una forte crescita della mixologist. Inoltre vi presenterò un nuovo prodotto di nicchia del Piemonte. Dunque, tanti sono i vini e tanti sono i gusti ma qualsiasi sia il vostro carattere o umore il consiglio che do è uno solo: optate sempre per un prodotto di valore e che vi sappia un po’ stupire.

Nato a Cuneo nel 1988, scopre fin da ragazzo il valore dei prodotti del territorio, della loro ricercatezza e la passione per la comunicazione. Durante gli anni all’Alberghiero di Mondovì scopre il piacere della raffinatezza del servizio di sala negli ambienti di lusso e coltiva la passione per la conoscenza del vino in quanto prodotto in continua evoluzione e unicità. Appena finiti gli studi inizia un percorso di crescita professionale finalizzata alla carriera lavorando in Hotel a 5 stelle e Leading Hotel alternando le stagioni con ristoranti ricercati affacciati al lago di Como, lago Maggiore, entroterrra Toscano, Svizzera Tedesca e Italiana. E’ proprio in Svizzera che diventa sommelier professionista, tornando poi nel Cuneese come maitre/sommelier con l’obbiettivo di aprire un locale proprio dedicato alla convivialità ma con sempre un occhio di riguardo alla qualità. Come ultima esperienza dopo Palazzo Righini, lavora per un anno all’interno della cantina dei Marchesi di Barolo. Attualmente è titolare della Vineria Caffè Bric a Brac di Peveragno svolgendo anche servizio di Enoteca. Appassionato di Montagna e sempre più interessato alla buona arte di vivere ha iniziato da poco a organizzare congressi inerenti l’alimentazione come arte e non solo finalizzata a essa stessa ma ai benefici che ne comporta.